La convivialità nel periodo Barocco

Felice riuscita per il I° incontro delle nostre CONVERSAZIONI sul periodo Barocco dedicato alla Convivialità.

Il menù/degustazione che avete assaggiato era ispirato agli usi e alla tradizione culinaria del periodo Barocco dove i piatti erano molto elaborati e ricchi come il “Cinghiale al dolceforte” di origine rinascimentale, o il “Pasticcio del Tanara”, che nel suo “L’economia del cittadino in Villa” del 1687 ci dice che il perfetto cuoco in Villa, oltre che “polito, fedele, & intendente” doveva essere edotto, secondo gli Antichi, in tre scienze: “Medicina, Astrologia, & Architettura”, fonti basilari di conoscenze da mettere a frutto nella scelta delle sostanze da manipolare, quali erbe di stagione raccogliere e a quale luna, quali spezie usare per esaltare il sapore delle vivande, quali tipi di carni e pesci utilizzare in primavera, estate, autunno, inverno.

Abbiamo poi ripreso una ricetta di uno dei maggiori protagonisti del tempo, Bartolomeo Stefani, “Cuoco di S.A.S. di Matoua” (il duca Carlo II di Gonzaga-Nevers) come recita il frontespizio del suo manuale “L’arte di ben cucinare et instruire i men periti in quella lodevole professione”, stampato a Mantova nel 1662,  e cercato, poi, di proporre i sapori dei vari territori italiani, come quelli della “Minestra maritata” di origine napoletana.

E altro ancora.

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